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Risse e coltellate, tutta colpa della tessera del tifoso?

lunedì 16 agosto 2010



Il calcio d’estate si sta macchiando come mai in passato di violenza, sia in campo che sugli spalti: abbiamo assistito a risse in campo e tra tifoserie a Levico Terme (partita Parma-Spal), a Villacidro (Cagliari-Bastia), a Pinzolo (Catania-Iraklis), a Storo (Brescia-Larissa), a Montepulciano (Pisa-Viterbese) e, il caso più grave, a Pescara (Pescara-Roma).



Risse in campo, scontri tra tifoserie, scontri con le forze dell’ordine: l’imbecillità di questi pseduo-tifosi non va nemmeno in vacanza. A volte non ci va nemmeno quella di alcuni giocatori che, invece di dare il buon esempio, si picchiano durante e dopo la partita, in mezzo al campo e negli spogliatoi, come se quello di picchiare l’avversario sia uno dei fondamentali del calcio.

Così abbiamo assistito a due tifosi pescaresi accoltellati, che si sono andati ad aggiungere alle scene di follia prima e dopo la sfida fra Pisa e Viterbese (22 fermati, dieci feriti e spari in aria della polizia per disperdere gli ultras), o alla caccia ai giocatori greci del Larissa da parte di alcuni tifosi bresciani il primo agosto e al caos per le piccole stradine di Levico Terme al fischio finale di Parma-Spal.
Il perché sia sorta questa violenza sugli spalti è presto detto.
Questa sarà la stagione della “rivoluzione Maroniana”: quando inizieranno i campionati, infatti, entrerà in vigore la famigerata Tessera del tifoso che dovrebbe rendere più semplice l’identificazione e la gestione dei tifosi più “accesi”. Il Viminale è impegnato a seguire le mosse che numerosi gruppi ultras (schierati politicamente e non) stanno mettendo in atto: sit-in di protesta, marce (tra l’altro quasi sempre deserte) e manifestazioni che, però, sempre secondo il Viminale, non sono il preludio ad un’escalation di protesta.


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