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Per non dimenticare la tragedia dell'Heysel

venerdì 28 maggio 2010


29 maggio 1985, stadio Heysel, Bruxelles. Finale di Coppa dei Campioni: la Juventus, che mai aveva vinto la coppa, affronta il Liverpool, l’anno prima vincitrice. L’atmosfera è elettrica, i tifosi italiani sono carichi di entusiasmo, sono di più degli inglesi e sono in maggior numero assiepati nella curva Sud, settore N. Nella Nord ci sono i britannici, bardati da cima a piedi di colori rossi; nel settore Z, accanto a loro e separati solo da delle fragili reti, tifosi che avevano acquistato il biglietto in modo privato: supporters bianconeri, e non solo.

A poco più di un’ora dall’inizio del match accade qualcosa; inizia il marasma: gli hooligans iniziano a caricare gli juventini, questi iniziano a temere il peggio e scappano verso il nulla.
Il fatiscente impianto belga pare essere incapace di reggere a quell’iniziale baraonda, d’altra parte già qualche giorno prima s’era notato come quello stadio fosse davvero mal messo e incapace di ospitare una partita così importante e delicata. Gli inglesi, che poi riferiranno di esser stati provocati dagli italiani con lanci di oggetti, non placano le loro avanzate inquiete: insieme ai tifosi dei Reds, scalmanati del Chelsea. Tra gli juventini mamme, papà e bambini.



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